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L'arma della scomunica Stampa
Scritto da Nino Cavaleri   
sabato 05 maggio 2007
CITTA' DEL VATICANO - L'arcidiocesi di Città del Messico ha scomunicato il sindaco della capttale messicana, Marcelo Ebrard, e tutti i deputati del Distrito federal che hanno votato e approvato la settimana scorsa il provvedimento di depenalizzazione dell'aborto.


La notizia è stata data ufficialmente dalla stessa arcidiocesi guidata dal cardinale Norberto Rivera Carrera, che in questi giorni si trovava a Roma. Il portavoce del cardinale, il sacerdote Hugo Valdemar, riferendosi ai parlamentari di Città del Messico (la capitale è governata da una maggioranza di sinistra) ha affermato: «Abbiano la decenza di non entrare in cattedrale né in nessuna altra Chiesa cattolica del mondo finché non saranno perdonati». «La scomunica», ha precisato Valdemar, «è un fatto, una legge della Chiesa che si applica ai cattolici».

La scomunica è un’arma politica della chiesa che adopera per sottomettere alla propria volontà chi in lei crede e di lei si fida o per indicare all’ostracismo cattolico coloro che da essa sono colpiti.
Infatti non è dovuta a chi trasgredisce i comandamenti, costoro hanno peccato, o si pentono, si confessano e se pentiti vengono assolti o non si pentono e nel peccato sono e nel peccato restano.
I deputati scomunicati non hanno commesso alcuno dei peccati del decalogo: la loro colpa è quella di non essersi attivati perché altri non li commettano, colpa non prevista tra i 10 comandamenti.
Come dovevano attivarsi: usando lo stato come gendarme per punire o prevenire quel comportamento ritenuto dalla chiesa contrario a suoi principi in modo che la pena, oltre che spirituale e post mortem, fosse anche attuale e terrena e di esempio per eventuali altri trasgressori.
La prevenzione in questo caso è lo spauracchio della pena, ove si commettesse il fatto ritenuto immorale.
In sostanza la chiesa intende usare i suoi fedeli per costringere con le buone o le cattive tutti ad osservare le leggi che ritiene consone alla propria morale.
Del resto è stato chiaramente detto da Benedetto XVI, quando in un intervento all'assemblea generale della Cei, Joseph Ratzinger è tornato su un concetto che aveva già espresso nella sua enciclica Deus caritas est: la purificazione. "La Chiesa - ha detto - non può venir meno al compito di purificare la ragione, mediante la proposta della propria dottrina sociale, argomentata a partire da ciò che è conforme alla natura di ogni essere umano, e di risvegliare le forze morali e spirituali, aprendo la volontà alle autentiche esigenze del bene".
Ed è questo intento che questo pontificato persegue imperterrito, infatti non diversamente ha minacciato, attraverso le gerarchie, ove i parlamentari italiani di ispirazione cattolica votassero a favore dei dico. Il problema è chiarire il ruolo che la chiesa assume nella società.
Non avrei nulla da ridire ad una organizzazione che propagandi le sue idee e la sua fede, che condanni i comportamenti che consideri contrari alla propria concezione di vita, che punisca anche con le massime sue pene i propri fedeli che tali comportamenti contrari effettuano. Nel caso però non è ciò che accade. Si puniscono dei cattolici perché non hanno impedito con leggi dello stato ad altri cittadini, cattolici o no, di adottare comportamenti che la chiesa, ritenendoli immorali, vuole ne non siano adottati da alcuno.
La chiesa dimentica, non capisce o non vuol capire (il che è peggio) che lo stato e l’insieme dei cittadini cattolici e non, che vi abitano, con fedi e morali anche diverse e che tutti hanno diritto di esplicarsi nello stato che loro appartiene.
La morale cattolica non è l'unica e la sola, checchè la chiesa pretenda.
Facciamo esempio sulla famiglia: d’accordo che è il nucleo su cui maggiormente si fonda e salda la nazione, ma non è solo il matrimonio concepito come indissolubile che deve esserne il fondamento.
Mi si può obiettare: che ti importa se la chiesa scomunica i suoi? Importa poiché la scomunica, sia minacciata che data, è un mezzo con cui la chiesa ricatta moralmente dei membri del parlamento italiano, che sono stati eletti senza obbligo di mandato così come vuole la costituzione e che così, se moralmente ricattati, non possono dirsi assolutamente liberi di decidere nell'interesse di tutti i cittadini, sia cattolici che no, che tutti rappresentano.
Commenti (3)Add Comment
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scritto da Guido, maggio 06, 2007
Di questi tempi, una scomunica vale una medaglia!
Però, non sono certo che la notizia sia proprio giusta. Per quel che mi risulta, è solo il Papa che può promulgare una bolla di scomunica e credo quindi che l'arcidiocesi di Città del Messico possa aver censurato il comportamento dell'amministrazione con un documento o una comunicazione che i media hanno scambiato per una scomunica. O mi sbaglio?
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scritto da Guido, maggio 06, 2007
Infatti, ho letto un po' in giro e dal manifesto ho stralciato questo pezzo nell'articolo che ne parla:
"Ma i toni aggressivi, le minacce di scomunica, le promesse di ricorsi costituzionali e, negli ultimi giorni, una lettera di papa Ratzinger che manifestava il suo sostegno ai vescovi messicani non sono bastati a fermare l'orologio della storia in una città in cui migliaia di donne perdono ogni anno la vita per aborti clandestini."
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scritto da Guido, maggio 06, 2007
Un'ulteriore breve ricerca mi ha permesso di chiarire il dubbio sulla scomunica. Anche il Vescovo può pronunciare la scomunica con un proprio atto. Si tratterebbe di una scomunica "ferendae sententiae", ovvero non automatica, ma inflitta da un organismo ecclesiale. Per maggiori informazioni, la voce di wilkipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Scomunica

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