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Intervista 1. Carla Welby, sorella di Piergiorgio: “L’Italia è matura per una legge sulla dolce morte”
Buonasera Carla Welby. Suo fratello è stato un simbolo importantissimo della battaglia civile per la dolce morte. Pensando a Piergiorgio, la prima parola che mi viene in mente è dignità, in una doppia ed opposta coniugazione: quella di un uomo che ha avuto la forza di portare in pubblico il suo dolore privato e quella perduta di una gerarchia ecclesiastica che gli ha addirittura rifiutato i funerali. La parola dignità che pensieri le suscita? Mio fratello si è battuto per la sua dignità e soprattutto per tutti quelli che, nelle sue condizioni, non avevano però la sua capacità di comunicare e di urlare forte l’urgenza e la necessità di provvedimenti in questo campo. Da questo punto di vista devo dire che è stato ascoltato in un modo incredibile. La grande quantità di gente che ci è stata vicina con grande solidarietà, sensibilità e comprensione del problema, che dimostra quanto questo nostro popolo sia maturo per certi provvedimenti.
Per quanto riguarda la gerarchia ecclesiastica, hanno perso una buona occasione. D’altra parte abbiamo sempre avuto nella Chiesa solidarietà e vicinanza. Tanti sacerdoti ci sono stati vicini e hanno riconosciuto a Piergiorgio il suo diritto di chiudere la vita così come lui aveva deciso.
Non è stato mio fratello a lasciare la vita, ma è la vita che a poco a poco lo ha abbandonato. Qualcuno aveva caricato sulle spalle di mio fratello un fardello troppo pesante: quell’imposizione a dover vivere comunque.
Per il resto, sulla laicità, non ho niente da dire. È un problema che la gente sta toccando con mano, sta vivendo, sta valutando, e anche questo è un elemento di crescita.
Prima del caso di suo fratello, il tema dell’eutanasia non era mai stato così centrale nel dibattito politico italiano. Lui ha dato il là ad un dibattito che è partito molto alto, molto forte, ma che si è anche subito afflosciato e ridimensionato… È partito molto alto e molto forte proprio perché prima ci sono stati molti piccoli input che avevano acceso l’attenzione. Non si è afflosciato perché anche in Parlamento abbiamo cominciato a parlarne e io sono stata convocata per un’audizione alle commissioni giustizia e affari sociali proprio su questi temi. Si stanno facendo molte discussioni, politiche, scientifiche, mediche, filosofiche. Probabilmente partirà a breve un’indagine conoscitiva sul fenomeno dell’eutanasia clandestina…
Insomma, non è detto che solo perché non si va in tv o sui giornali, non si stia lavorando e non ci sia sotto un interesse che ormai, penso, non si può più fermare.
Intervista 2. Silvio Viale, presidente di Exit Italia: “Parlare di autodeterminazione e parlare di libertà vuol dire parlare di eutanasia”
Buonasera, dottor Viale, presindente di Exit Italia. “Exit” sta per uscita, uscita da una vita che non si vuole più ma dalla quale, in Italia, non si può uscire. È qui oggi per una serata in ricordo di Piero Welby, un uomo che voleva uscire e che ha impegnato tutta la sua dignità e la sua forza per cercare di portare questo problema che era suo, privato, personale, ma anche universale, all’attenzione della politica e dell’opinione pubblica italiana. Per la prima volta si è parlato di eutanasia in modo serio, aperto e molto forte. Prima di Welby l’eutanasia era qualcosa che viveva esclusivamente sotto una coltre di polvere… L’argomento è chiaramente tabù. E negli ultimi 10 anni è venuto alla ribalta grazie ai casi concreti. Perché parlare in astratto è difficile, nessuno pensa mai alla morte, alla sofferenza, a quello che potrà capitare. Coloro ai quali capita di affrontare questi argomenti, cercano poi di risolvere i problemi in qualche modo.
Negli ultimi 10 anni i casi eclatanti – di cui Welby è il più importante – hanno fatto sì che l’opinione pubblica si spostasse. Se negli anni ’80-’90 soltanto il 27-30% degli italiani si dichiarava favorevole – quindi una percentuale ideologica – oggi è il 70% degli italiani a dichiararsi favorevole e i contrari sono scesi al 27%.
Poi, non tutti intendono le stesse cose (perché è un argomento molto tecnico e che ha molte sfaccettature). Però si può dire che parlare di autodeterminazione e parlare di libertà vuol dire parlare di eutanasia, e parlare di eutanasia vuol dire parlare di autodeterminazione. Anche la Chiesa che ammette la possibilità di rifiutare le terapie e l’accanimento terapeutico, ammette quindi che sia possibile determinare il momento della morte. Giovanni Paolo II è stato l’esempio più eclatante: ha detto non torno più al Gemelli… e in qualche modo ha anticipato il momento della sua morte, mentre in precedenza lo aveva ritardato.
Bisogna capire che la morte fa parte della vita e ognuno di noi deve avere il diritto di poterla vivere come meglio crede e come meglio e più opportuno riterrà. Non si può imporre una condotta per tutti, non esiste un modo unico per morire. Esistono varie opportunità e la cosa che dà più fastidio ai contrari è che la legge olandese funziona, ed è una legge – diversamente da quello che si pensa – estremamente rigida e restrittiva.
Chi invece vuole decidere sulla pelle degli altri è la Chiesa cattolica. Che ritiene più degno e portatore di diritti un ovulo appena fecondato di un uomo adulto e consapevole come Piero Welby… Beh, la Chiesa cattolica segue la storia e l’evoluzione della scienza. E c’è una contraddizione perché ha due posizioni diverse su quello che è l’inizio e la fine della vita. Per l’inizio della vita è arrivata alla fase estrema, la fecondazione: l’ovulo incontra lo spermatozoo e comincia la vita. Per la fine della vita invece la situazione è un po’ più varia, perché la Chiesa cattolica, ad esempio, accetta la morte cerebrale, che significa anticipare la morte a quando il cervello non funziona più ma il cuore batte ancora. Ora, si potrebbe dire che nell’embrione il cervello non è attivo. È una contraddizione! Infatti nel mondo cattolico c’è molto fermento, tra i cristiani c’è molto fermento, in tutte le religioni – nonostante siano tutte contrarie all’eutanasia – come i valdesi, altre confessioni cristiane, ma anche altre religioni che affrontano il problema delle possibilità che oggi si hanno per lenire le sofferenze.
Il discorso laico del potere decidere su se stessi deve prevalere sull’imposizione di un’ideologia o di una religione
CORAGGIO O PAURA? Oggi tema di gran attualità è l’eutanasia, però bisogna ammettere che tale argomento rappresenta ancora un punto oscuro, quale la morte voluta, oltre quello dettato dalla nostra coscienza non sappiamo nulla su questo tema. Non diciamo che avere una morale sia sbagliato, ma a volte ascoltare anche la ragione non è del tutto negativo, poiché l’esistenza umana è anche razionalità, “come diceva il grande ugo Foscolo” tutto ciò che viene rifiutato dalla ragione viene accolto dai sentimenti. L’eutanasia non è un gesto di disperazione, bensì di dignità che la nostra coscienza non sempre può capire. Qui riportiamo un esempio: immaginiamo un uomo con una vita normale famiglia, lavoro etc, una posizione guadagnata sulle proprie forze, ha un incidente che lo costringe al letto. Ricordi che fanno male come se sotto il materasso ci fossero tanti chiodi, rabbia, guardare la vita e non poterla toccare. Quale sarà il suo più grosso desiderio? Per comprendere un problema di una tale portata occorre vivere il dramma in prima persona e ciò non è possibile, altrimenti non ci sarebbe differenza, perché i problemi non hanno una misura o un peso, c’è solamente gente che vive un dramma diverso che io non posso capire, come tu non potrai capire il mio piccolo dramma che nella sua piccolezza da me viene vissuto come grosso. Dunque l’eutanasia è coraggio o paura? Non potremmo mai comprendere cosa prova una persona che chiede di morire visto la nostra innata paura per la morte, non è cosa naturale il voler morire, forse per questo siamo così spaventati e ci appelliamo alla morale. Perciò l’atto EUTANASIA è coraggio di guardare in faccia alla morte o paura di continuare a vivere?
[GUEST]Maurizio An : Ciao Edo. Il banner 'AAA cercasi politico italiano. NO Vaticano', è stato spostato nella home page del mio sito www.gayguy.it In questo modo potrai nuovamente renderlo pubblico. Saluto Laico! M. Amdrea (Gentleman).
Il nome AlterEdo nasce sul giornale "la Lente" come pagina di corsivi ironici o semiseri. Qui trovate la raccolta di tutti gli alteredo scritti dalla nascita della rivista, ovvero da maggio 2004
Periodico registrato il 23/12/2006 presso il Tribunale di Firenze con n. 5538
Editore e Direttore Responsabile Edoardo Semmola
Progetto Web a cura de ilSitoInternet.com
Oggi tema di gran attualità è l’eutanasia, però bisogna ammettere che tale argomento rappresenta ancora un punto oscuro, quale la morte voluta, oltre quello dettato dalla nostra coscienza non sappiamo nulla su questo tema.
Non diciamo che avere una morale sia sbagliato, ma a volte ascoltare anche la ragione non è del tutto negativo, poiché l’esistenza umana è anche razionalità, “come diceva il grande ugo Foscolo” tutto ciò che viene rifiutato dalla ragione viene accolto dai sentimenti.
L’eutanasia non è un gesto di disperazione, bensì di dignità che la nostra coscienza non sempre può capire. Qui riportiamo un esempio: immaginiamo un uomo con una vita normale famiglia, lavoro etc, una posizione guadagnata sulle proprie forze, ha un incidente che lo costringe al letto. Ricordi che fanno male come se sotto il materasso ci fossero tanti chiodi, rabbia, guardare la vita e non poterla toccare. Quale sarà il suo più grosso desiderio?
Per comprendere un problema di una tale portata occorre vivere il dramma in prima persona e ciò non è possibile, altrimenti non ci sarebbe differenza, perché i problemi non hanno una misura o un peso, c’è solamente gente che vive un dramma diverso che io non posso capire, come tu non potrai capire il mio piccolo dramma che nella sua piccolezza da me viene vissuto come grosso.
Dunque l’eutanasia è coraggio o paura?
Non potremmo mai comprendere cosa prova una persona che chiede di morire visto la nostra innata paura per la morte, non è cosa naturale il voler morire, forse per questo siamo così spaventati e ci appelliamo alla morale.
Perciò l’atto EUTANASIA è coraggio di guardare in faccia alla morte o paura di continuare a vivere?
Dott. Sergio Guarino