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Scritto da Alteredo   
mercoledì 09 luglio 2008
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Un'idea bislacca e bizzarra di Edoardo Semmola (alteredo.org@gmail.com)
Un Samurai alla corte dell’Occidente Stampa
Scritto da Alteredo   
domenica 25 marzo 2007
Due giorni fa Akira Kurosawa avrebbe compiuto 97 anni. Nato a Omori il 23 marzo 1910, e morto a Setagaya il 6 settembre del 1998, l’autore di Rashomon e de I sette samurai è una delle figure che più hanno segnato la storia della cinematografia internazionale, a cavallo tra Oriente e Occidente.

Sulla punta del pugnale del samurai di Rashomon scorre il sangue di un’epoca, di una cultura, di una tradizione. Il codice dell’onore, sempre pulsante ma ormai perduto nel caos della modernità, fa i conti con il relativismo del mondo nuovo.
Akira Kurosawa (1910 – 1998) è allo stesso tempo padre e figlio di quella cultura, un maestro giapponese imbevuto di storia e modernità, un’anima orientale ed una occidentale che convivono nella stessa ansia di scoperta dell’infinita complessità umana. Il suo cinema è tutto un’avventura – ha influenzato enormemente il western: I magnifici sette di John Sturges e Per un pugno di dollari di Sergio Leone sono remake de I sette samurai e La sfida del samurai – una ricerca, tra simbolismo onirico e un’epica ricostruzione della tradizione storica del medioevo giapponese. Un cinema che scorre potente e inarrestabile dai capolavori in bianco e nero, L’angelo ubriaco (1948); Rashomon premio Oscar e Leone d’oro alla mostra di Venezia nel 1950; Vivere, incoronato al festival di Berlino nel 1952, e I sette samurai, ancora una volta primo a Venezia (1954), che lo ha consacrato in tutto il mondo come l’imperatore del cinema del Sol Levante; alle straordinarie produzioni a colori: Dersu Uzala, anch’esso premiato con l’Oscar nel 1975; Kagemusha, trionfatore a Cannes nel 1980; Ran, liberamente tratto da King Lear di William Shakespeare, terzo premio Oscar (questa volta per i costumi, 1985); Sogni (1990), realizzato con l’aiuto di Steven Spielberg, Francis Ford Coppola e Gorge Lucas in fase di produzione, e Rapsodia in agosto (1991) che vede nel cast anche la star hollywoodiana di religione buddista Richard Gere.
Cacciatore di anime tormentate, indagatore della società nella sua dimensione tradizionale e contemporanea, dinamica e passionale, nonché della fragile essenza del singolo individuo. Attento storico e fantasioso narratore, cultore di Shakespeare e del teatro in generale. Pittore, golfista dilettante, atleta campione di kendo. Straordinario interprete delle contraddizioni del suo popolo, profondo conoscitore della condizione umana e simbolo vivente di un medioevo giapponese di cui è ancora fresco e tagliente il ricordo (la stessa famiglia del regista proviene da una stirpe di samurai). Akira Kurosawa è tra i più grandi registi della storia del cinema.
Con trentuno film all’attivo ha spaziato tra le insenature di innumerevoli generi cinematografici. Fluttuando sotto le vesti sempre originali di personaggi dalla personalità unica: come il piccolo uomo delle grandi pianure siberiane, Dersu Uzala, che resta uno dei più grandi eroi solitari che il cinema abbia mai creato. Anche se è nella psicologia e nel codice d’onore del tramontante universo dei samurai che il cineasta riversa le sue attenzioni maggiori.
Restano incastonate nella storia, e nella memoria, alcune delle sequenze di battaglia di Ran, pellicola dall’imponente intelaiatura scenografica e dalle inimitabili scene di massa. E se dobbiamo risalire fino a Rashomon per capire il suo punto di vista sulla dialettica del mondo, è con Madadayo (la sua ultima opera, 1993) che il cineasta lascia il suo autentico testamento.
A quasi 10 anni dalla sua scomparsa, quel testamento, è ancora uno dei più importanti motori della grande macchina che chiamiamo cinema.
Commenti (9)Add Comment
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scritto da Tiziana, marzo 27, 2007
e naturalmente la rai non ha scalfito i sacri palisesti per farci vedere uno straccetto di film in suo onore. del resto non è successo quando è morto pontecorvo, nè per l'attore noiret, nè per l'anniversario di sordi...
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scritto da Francesco Ratti, marzo 27, 2007
Giusto, l'unico attacco possibile è quelo ala Rai, vera padrona dele nostre vite.
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scritto da Federico, marzo 28, 2007
Spero vivamente che l'ultimo commento sia ironico.....
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scritto da Rosa, marzo 29, 2007
Non so se il commento è ronico, purtroppo credo sia vero. Sono tantissime, forse la maggioranza, le persone che attingono solo alla tv per l'informazione e il tempo libero. Immagino che era questo che voleva dire con padrona.
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scritto da Federico, marzo 31, 2007
Se così fosse, si tratta comunque di una dittatura scelta dagli stessi che la subiscono... le alternative esistono, forse sono faticose e non così comode come la gestione di un telecomando, ma ci sono ed è necessario sfruttarle.
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scritto da Patrizia, marzo 31, 2007
Per Federico:

le alternative ci sono per chi ha strumenti culturali per cercarseli. Comunque è giusto sostenere che la televisione è un importante elemento della nostra vita e che non dobbiamo sottovalutarne l'importanza. Sono assolutamente d'accordo con Tiziana che sottolinea come i palinsesti televisivi siano immobili
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scritto da Federico, marzo 31, 2007
Nessuno vuole e ha mai detto di sottovalutare l'importanza della televisione e del becero immobilismo che la caratterizza. Non possiamo nemmeno però generalizzare affermando che la rai è padrona delle nostre vite... le alternative esistono, chi non le cerca è perchè non sente la necessità di trovare e provare altre strade, o comunque preferisce, perchè molto meno faticoso, adattarsi a ciò che gli viene proposto. Mi sbaglierò, ma chi guarda buona domenica il pomeriggio non credo che, alla sera, soffra del fatto che nessuno abbia in qualche modo omaggiato Kurosawa...
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scritto da Rosa, aprile 05, 2007
Sai Federico, il tuo o è snobismo o scarsa conoscienza della realtà. Propenderei però per la seconda visto che "padrona della nostra vita" lo hai preso così letteralmente. Propendo per la prima quando trinceri giudizi su chi sta a casa la domenica (lo sai perchè?, lo sai perchè non sta leggendo, non è fuori non è al cinema, non è a giro con gli amici) a guardare la televisione. Un pò più di criterio quando si parla non sarebbe mai un esercizio vano. R.B.
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scritto da Federico, aprile 10, 2007
Un pò più di misura e di criterio li consiglio a te, considerato che non ho espresso giudizi personali sul tuo intervento, magari ti senti punta sul vivo in quanto spettatrice di buona domenica...non so...ho solo cercato di descrivere l'utente televisivo medio, senza dare alcuna accezione positiva nè tantomeno negativa alla cosa, ben sapendo che le generalizzazioni non sono mai lo specchio di una realtà estremamente complessa e fortunatamente variegata. Concludo con una battuta: io avrò una scarsa CONOSCENZA della realtà... ma te della grammatica...impariamo la cultura del dialogo e del rispetto delle opinioni, anche se queste divergono dalle nostre...

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