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Gli esami non finiscono mai
Scritto da Alteredo   
mercoledì 09 luglio 2008
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La pena di vita di Piero Welby Stampa
Scritto da Eleonora Palma   
mercoledì 10 gennaio 2007
L’8 gennaio il Presidente Emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, ha dichiarato alla stampa di voler sporgere alla polizia giudiziaria regolare denuncia contro il dottor Michele Riccio per omicidio del consenziente consumato nei confronti del dottor Piergiorgio Welby

Il Senatore a vita vuole promuovere l’azione legale per chiarire in maniera definitiva il trattamento giuridico dell’eutanasia nel nostro ordinamento.

Chiarire in maniera definitiva? Trattamento giuridico dell’eutanasia? Nulla della fattispecie eutanasia integra la scelta di Welby. Assolutamente nulla. Ma le voragini che si sono aperte in punto di diritto, in un paese che ha recepito ma non ancora ratificato la fondamentale Convenzione di Oviedo, alzano polveroni di incertezza.
Il giudizio di un giudice – un essere umano, come tutti – soggetto solo alla legge – che non c’è, o non c’è abbastanza – e inevitabilmente alla sua coscienza, potrebbe formarsi, grazie allo strumento chirurgico dell’interpretazione (nel nostro ordinamento siamo lontani anni luce dal brocardo in claris non fit interpretatio) su basi abnormi, proprio come nella denuncia di Cossiga.

Intanto nessuno parla più di Welby, la notizia è stata relegata nelle pagine interne di un televideo. La macchina mediatica ha tirato avanti. Per scherzo del destino l’attenzione si è spostata su una condanna a morte. Immagini mentre si pranza o si cena, in mondovisione. Chi penzola dalla forca meritava la pena di vita, lunghissimi anni in pochi metri quadri in compagnia dei propri pensieri, forse rimorsi, non un’agonia di cinquanta secondi, in prima pagina, con conseguente dibattito se sia stato sedato o no, criminologo, politico, medico anestesista presenti in studio, applausi del pubblico, lei è favorevole o contrario?.

Qualcosa si muove nei Palazzi? Il Ministro della Salute, Livia Turco, ha annunciato un disegno di legge delega per l’attuazione della Convenzione di Oviedo. Convenzione che ha il compito di regolare i difficili rapporti fra diritti dell’uomo, medicina, biologia, trattamenti sanitari e ricerca. È un testo coraggioso ma sconosciuto ai più (in Italia). Un testo che toglie al mondo religioso e confessionale il predominio in materia di etica. Forse l’anima non c’è ma confini e diritti per la dignità umana si.
Cardine della Convenzione è il consenso libero e informato, un vero e proprio diritto inviolabile all’integrità della persona, con conseguente possibilità di rifiutare qualsiasi trattamento sanitario, tranne in caso di pregiudizio della salute pubblica. Un’ulteriore specificazione, in positivo, del nostro articolo 32, modernissimo per i tempi, della Costituzione. Dal consenso informato discende (quello sì da normare con urgenza) il testamento biologico, per portare a conoscenza del medico la propria opinione in caso di impossibilità di esprimerla, per orientare la scelta dei parenti, chiamati a dare il consenso al nostro posto.

Piergiorgio Welby, quando si è rivolto a tutti noi era perfettamente lucido. Le sue lettere sono state pubblicate su giornali e recapitate alle più alte cariche dello Stato. Non è Terry Schiavo. Per di più già dieci anni fa, prima di essere attaccato al respiratore aveva negato il suo consenso, in caso di crisi respiratoria, all’utilizzo di macchine per la ventilazione. Chi gli è stato accanto non se l’è sentita e Welby non è morto alla prima crisi severa (come invece è successo a Luca Coscioni, che aveva espresso le stesse volontà).
Per dieci anni ha manifestato le medesime volontà, in piena consapevolezza, reclamando un suo diritto inviolabile. Non ha potuto materialmente impedire il trattamento sanitario, aveva tutto il diritto di interromperlo. E invece si è parlato di tutt’altro, sbandierato con orrore un improbabile diritto alla morte, ci si è fatti scudo con l’indisponibilità della vita, nel caso di specie del tutto inapplicabile e incostituzionale.

Ci sarà una perizia per stabilire se la sedazione in via venosa abbia influito sul decesso, avvenuto per crisi respiratoria o se abbia solo permesso al paziente di non soffrire in attesa del sopraggiungere della morte naturale. Nel primo caso la fattispecie potrebbe integrare l’omicidio del consenziente e il medico sarà rinviato a giudizio.
Difficile credere che un luminare abbia potuto agire in maniera così pericolosa per la sua libertà personale. Intanto, per fortuna, fra una carta bollata e l’altra, dovunque egli sia, Piergiorgio Welby riposa in pace, senza primi piani da mandare nel tg delle otto.
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