|
Scritto da Alteredo
|
|
domenica 29 ottobre 2006 |
Era stato, nel marzo scorso, l’arcivescovo di Dublino, monsignor Diarmuid Martin, a rivelare che, secondo una inchiesta svolta tra i 2800 preti della sua diocesi, dagli anni ‘40 i casi di pedofilia accertati erano stati 350 e che i sacerdoti sospettati di aver compiuto violenze sessuali sono circa il 3 per cento del clero irlandese.
(tratto da un articolo di Orazio La Rocca pubblicato su Repubblica di domenica 29 ottobre 2006, pagina 12)
Il 3 per cento è la giusta misura che l’Europa chiede nel rapporto tra deficit e pil. Il 3 per cento di aumento del volume dei contngenti lattieri è stato deciso dalla consiglio federale della Svizzera il 16 maggio 2001. Il 3 per cento è la quota di mercato dei sistemi operativi detenuta da Apple e quella di Fiat nel mercato francese dell’automobile. Il 3 per cento era anche l’addizionale iva richiesta dai promotori del referendum sul reddito sociale minimo.
Il 3 per cento. È proprio vero che la Chiesa Cattolica, anche nelle basse percentuali, riesce sempre a prenderci per il culo – o mettercelo nel culo, se del caso – e a ricordarci che nel 100% delle volte sono sempre i bambini a pagare la sua ingerenza: il 97% solo per avvelenamento del cervello dal battesimo al matrimonio, al mattino nell’ora di religione e al pomeriggio col catechismo. E se poi nel weekend c’è pure l’ora di educazione sessuale, non importa quanto bassa sia la casistica o la statura di chi tocca prenderlo nel culo, l’importante è che il conto torni. Dopo duemila anni è ora di rimboccarci le maniche e far saltare l’equazione.
|