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Italia-Spagna ai rigori. La rivincita in una partitella sulla spiaggia… di Rimini |
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Scritto da Alteredo
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lunedì 07 luglio 2008 |
Zapatero ha i cingolati di un caterpillar sul fragile terreno del clericalismo iberico: vuole abolire i funerali di Stato, togliere i crocifissi dai luoghi pubblici, legalizzare l’eutanasia. E tutto questo solo perché il testamento biologico e le unioni civili, finanche i matrimoni tra omosessuali, li ha già resi leggi dello Stato spagnolo. Non contento, spara nella pancia dei vescovi un serio monito: «la Costituzione spagnola non concede nessun privilegio alla Chiesa cattolica».
A casa nostra invece ZapaPiero, nel senso di Fassino, pur ribadendo la sua simpatia per il premier spagnolo – considerato «un leader coraggioso nel riformare la società» – si affretta a ricordare come l’Italia non sia la Spagna, non altrettanto progredita e civile almeno. Puntualizzando che un eventuale «trasferimento meccanico delle riforme laiche spagnole nel nostro Paese sarebbe astratto e insensato». È vero che la Chiesa spagnola si è sputtanata con l’appoggio al dittatore Francisco Franco, e che ha perso molta credibilità. Noi per fortuna non abbiamo avuto Franco. Abbiamo invece, e sempre per fortuna, un ministro-ombra delle Pari opportunità di nome Vittoria Franco che dichiara: «Io zapatera mi sento ancora, ho simpatia per il leader spagnolo. Ci vorrebbe una vera, grande campagna per la contraccezione e il fatto di togliere i crocifissi dalle aule lo condivido in presenza di un pluralismo religioso anche nelle nostre scuole».
Grazie, osiamo dire. Sono queste le parole che vogliamo udire. Anche se non era necessario nascondere subito la mano un secondo dopo aver gettato la giusta pietra precisando che «forse stabilirlo per legge è un po´ troppo ma bisognerebbe affidarlo alla scelta autonoma degli istituti scolastici».
Per fortuna è tornato a governarci il Centrodestra del Cavalier Berlusconi. Il giorno immediatamente successivo alle elezioni ha espunto dall’agenda parlamentare i temi etici: coppie di fatto, fecondazione assistita, eutanasia. Limitandosi a implorare un vescovo affinché interceda presso il Santo Padre per permettere ai divorziati come lui di fare la comunione. Peccato solo che questa sarebbe l’unica legge ad personam che il Cavaliere non è in grado di fare da solo. Viene il dubbio che il Premier abbia letto l’indagine condotta dopo il voto dal Laboratorio di Studi Politici dell´Università di Urbino (LaPolis) su un campione di oltre 3300 persone e che conferma come i cattolici siano come sempre orientati prevalentemente a centrodestra. Se il 34% di chi frequenta assiduamente la messa dichiara di aver votato per Veltroni (il 30% per il Pd), ben il 48% ha invece preferito Berlusconi (il 41% Pdl). Pur considerando però che i patiti della messa costituiscono una quota inferiore al 30% della popolazione.
Tutto di rigore dunque.
Dall’altra parte del mare – dando le spalle alla ridente Versilia – si parla, si fa, si innova, nell’annosa guerra contro il clericalismo e la teocrazia imperante anche nella civile Europa. Dove vige ancora la Legge del Papa Re, invece, continuiamo a baloccarci con le cazzate più gloriose come, appunto, quella di Berlusconi sui divorziati, che ha portato Papa Benedetto Sedicente qualche Angelus fa a decretare: «Solo coloro che sono puri e senza peccato possono ricevere l´eucarestia». La piccata sentenza vedeva subito pronta la risposta di Pier Ferdinando Casini che commentava: «mi sembra che sia ancora il Santo Padre il depositario delle regole della Chiesa, non il presidente del Consiglio».
Non sazi di rimestare nel torbido e nel ridicolo, pochi giorni fa torniamo ancora a parlare del caso Emanuela Orlandi quando la supertestimone Sabrina Minardi se ne esce con frasi choc che però tutti noi già sapevamo avendo letto i reportage di Pino Nitri: «Emanuela fu rapita su ordine di monsignor Marcinkus... E dopo essere stata tenuta sequestrata in un appartamento nel centro di Roma, venne uccisa e il suo corpo, rinchiuso dentro un sacco e gettato in una betoniera a Torvaianica». Le sue parole sollevano un gran polverone e ancora versiamo nel dubbio se ridere o piangere di fronte a parole sì banali, scontate e risapute che vengono scambiate per grandi scoop.
Ma poi ci consoliamo quando Emilia Guarnirei presenta alla stampa la 29° edizione del Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione intitolata: “O protagonisti o nessuno”. Sciorina cifre: oltre 700mila presenze medie, 400 mostre, 3000 incontri, 5000 personaggi, circa 850 giornalisti accreditati durante l’ultima edizione. E innalza bandiere: «Il Meeting è un grande evento sociale, una festa, un luogo dove si celebra la gloria terrena di un Dio creatore e amico. Ma è soprattutto un gesto di gratuità: migliaia di persone, di ogni età e condizione sociale, che donano tempo ed energie per realizzare la manifestazione».
Non si fa attendere il fedelissimo Sandro Bondi, Ministro per i Beni e le Attività culturali intervenuto alla presentazione del Meeting: «La politica ha oggi bisogno di autentici protagonisti, di testimonianze che siano un esempio perché capaci di dimostrare coerenza tra ciò che enunciamo e ciò che poi facciamo realmente». Seguito in perfetta armonia bipartisan da Enrico Letta, parlamentare del Partito Democratico, che ha parlato del Meeting di Rimini come di una free zone, un luogo di dialogo dove poter davvero discutere. Complimenti!
Si nota una certa differenza nell’approccio ai temi e nei temi stessi?
Ci dobbiamo dunque meravigliare se la Spagna ci surclassa su tutti i campi e non solo su quello da calcio? Forse Zapatero sarebbe contento di concederci la rivincita. Chissà come giocherà a calcio a piedi nudi sulla spiaggia… di Rimini?
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