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Video-intervista. La protagonista di Bianco e Nero si racconta: “Mi rendo conto di essere sempre quella che dovrebbe avere un senso di colpa quando entra in un contesto considerato puro. Mica scendo dalle nuvole, lo so che è sempre una piccola battaglia”.
Buongiorno Ambra, protagonista del film Bianco e Nero, per la regia di Cristina Comencini. Il sottotitolo del film è Nella vita non è tutto bianco o nero… esistono le sfumature. Ma è proprio così, tutto è sfumato? Non esistono valori assoluti, bianchi o neri? Il sottotitolo ci indica un modo di raccontare, attraverso sfumature, quello che è già di per sé un argomento difficile. Non solo in Italia… forse in Italia di più perché siamo molto indietro rispetto al fenomeno delle coppie miste, fatte di bianchi e neri. È un modo per dire: fate attenzione, osservate cosa c’è in mezzo tra i due estremi. Ed è un buon punto di vista, perché vuol dire anche superare il problema della scala dei colori. È un passo in avanti verso il dimenticarsi che hai davanti una donna nera piuttosto che un uomo bianco. Infatti il razzismo è qui trattato ad entrambe le parti, perché è un errore pensare di essere solo noi ad aver problemi nei confronti dei neri. La questione è bilaterale. Molto spesso, proprio per ragioni culturali, i problemi nascono quando le razze si incontrano e non vogliono mischiarsi, perché temono l’idea di… quasi sporcarsi. E anche per un nero sporcarsi di bianco certe volte non è facile.
E quando si parla d’amore e tradimento, già di per sé è difficile mantenere la lucidità. Se poi il tradimento è aggravato anche dall’appartenenza a due culture e colori diversi, si generano situazioni che – come nel film – fanno anche ridere, ti liberano dall’angoscia e ti alleggeriscono, e dunque ti ben dispongono rispetto al problema. La chiave del film è proprio questa: non si tirano mattonate addosso allo spettatore, ma si cerca di attirarlo con ironia, leggerezza, e con il sorriso. Che è sempre un buon modo per ragionare insieme.
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AMBRA ANGIOLINI
Anche il contesto urbano è importante per questo ragionamento: la Roma che si vede nel film, è una città dove – per esempio all’Esquilino, a piazza Vittorio – si è costituita una specie di seconda Africa: non appena il personaggio di Fabio Volo vi entra, sente subito una sensazione di spaesamento… Ma è veramente così! È il nostro senso di superiorità, la nostra arroganza, che ci fanno pensare di essere giusti in qualunque posto solo perché siamo dalla parte della ragione. Invece non dovrebbe essere così, perché come hai giustamente notato tu, quando poi entri in un contesto in cui c’è una netta prevalenza di un’etnia diversa dalla tua, tu diventi l’intruso e devi metterti nella stessa condizione in cui, probabilmente, uscendo da piazza Vittorio, deve mettersi un nero.
Una commedia che tratta il tema del razzismo è già una rarità di per sé. Pensiamo a Indovina chi viene a cena o al recente remake con Bernie Mac, ma altri esempi di questo tipo non ne abbiamo. Quanto è difficile trattare un tema così importante con la leggerezza della commedia? Le difficoltà stanno – viceversa – in chi preferisce sempre affrontare questi argomenti con film strappalacrime. È un modo di comunicare angoscia che non aiuta, soprattutto in momenti come questo dove le cronache ci hanno un po’ sporcato la testa… anche a ragione a volte. Credo infatti che questo film arrivi in un giusto momento e se non fosse stata una commedia credo che sarebbe stato ancor più difficile arrivare a tanta gente con un messaggio e una speranza. Perché, secondo me, questo film una speranza la dà… con il sorriso, che poi è il modo più popolare.
Questo è un film popolare. Con un linguaggio semplice, non troppo raffinato, non troppo mediato, è più facile che il messaggio arrivi a tutti, e ha una maggiore capacità di penetrazione della mente delle persone? Indubbiamente. Quelli che si parlano addosso che effetto vuoi che abbiano? Chi invece tende la mano verso l’altro è perché vuole farsi capire. Poi, la profondità di Cristina Comencini è data anche dalla magia con la quale riesce a farti vedere le cose. Le immagini in questo film sono molto forti, anche dove si ride.
Ti consideri un’attrice impegnata? Io già non mi considero un’attrice… figuriamoci impegnata! Sono una che lavora. Mi chiamano, e mi fa piacere. Il cinema mi piace molto, come mi piace certa televisione. Mi rendo conto di essere sempre quella che dovrebbe avere un “senso di colpa” quando entra in un contesto considerato puro. Mica scendo dalle nuvole, lo so che è sempre così: è sempre una piccola battaglia. Però va bene, e sono stimolata da questo. Non ho paura, so come tratto il mio lavoro, dunque non avverto la stessa situazione di fastidio che possono avere gli altri guardando me quando entro in contesti come un film di Cristina Comencini o di Ferzan Ozpetek … prima ancora di averlo visto.
Forse si dà un pò troppe arie da seria...per carità non che mi dispiaccia come donna (come attrice non ho ancora avuto modo di saggiarne le capacità), però mi dà l'impressione di voler essere a tutti i costi intellettuale...
Ambra...che dire... Prima di diventare un'intellettuale del nostro cinema, è stata una cantante di canzoni impegnate. Eccone la prova: "T'appartengo ed io ci tengo E se prometto poi mantengo M'appartieni e se ci tieni Tu prometti e poi mantieni"
In questi tempi così magri d'espressione artistica interessante, mi sento di citare il buon Nanni Moretti, almeno quel Nanni che io ammiravo tanto e che ora mi sembra un tantino spento anche lui: Per la politica, ""CON QUESTI DIRIGENTI A SINISTRA NON ANDREMO DA NESSUNA PARTE"",..ed ha avuto purtroppo ragione !!! Eppoi col cinema, ""....ECCHE, FACCIAMO FILM PER TUTTI ?? IL MIO MODO DI RISPETTARE IL PUBBLICO, E' DI NON PENSARE MAI AL PUBBLICO. LO RISPETTO, EVITANDO DI ANDARE INCONTRO AI SUOI PRESUNTI GUSTI"" Ed anche qui non è male come previsione. Oggi si pensa di fare un cinema che possa trattare argomenti d'attualità, come se la gente va al cinema a vedersi un cine-giornale, dal quale trarre delle conclusioni. Mentre invece sarebbe interessante dare un incisivo punto di vista da parte del regista o di una produzione, verso argomenti di vario genere. Senza fare la morale, e contemporaneamente mettere a nudo i difetti o i pregi negli atteggiamenti della società o delle persone in merito a certe situazioni. Penso ad Arancia Meccanica x esempio, è un film strabiliante perchè li non si salva nessuno, è un film che potrebbe apparire come morale all'inizio, ed invece alla fine lo si percepisce come un film amorale, dove tutte le possibili interpretazioni sono giustificate oppure no a seconda di chi lo guarda. Ma,....allo stesso tempo, ti rendi conto della bassezza umana, e che è assurdo catalogare i buoni tra i poliziotti, ( come appaiono nelle nostre fiction sempre più idiote !! ), e i cattivi tra i delinquenti, quando la società costruisce sfruttando miseria o ignoranza, mostri da entrambe la parti. E la stessa cosa la si può vedere in altri autori, penso a Bergman, ad Allen, a Kieslowsky, ect,ect, al nostro grande Monicelli nella Grande guerra. Mentre oggi, si fa sempre una analisi di mercato, si annusa l'aria, non si è mai parlato di razzismo ? Allora facciamo un bel film moralista dove si insegna ad amare il prossimo, così magari se lo può vedere pure il papa. E' difficile non cadere nel moralismo, se un soggetto non lo si costruisce pensando a come mostrare il nostro punto di vista, ma senza imporlo, lasciarlo intuire come fa un grande artista, allora si rischia di fare un film banale, che vuole insegnare chissà che cosa, ma alla fine, anche se magari possiede una bella regia, non ti prende. www.solitoignoto.com
[GUEST]Maurizio An : Ciao Edo. Il banner 'AAA cercasi politico italiano. NO Vaticano', è stato spostato nella home page del mio sito www.gayguy.it In questo modo potrai nuovamente renderlo pubblico. Saluto Laico! M. Amdrea (Gentleman).
Il nome AlterEdo nasce sul giornale "la Lente" come pagina di corsivi ironici o semiseri. Qui trovate la raccolta di tutti gli alteredo scritti dalla nascita della rivista, ovvero da maggio 2004
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