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Quarantaquattro gatti in fila per fede col resto di un euro |
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Scritto da Alteredo
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sabato 19 gennaio 2008 |
E anche Francesco Rutelli se ne va all’Angelus. Non sempre, eh. Non tutte le domeniche e non per abitudine. Ma l’occasione era d’oro e non poteva farsela sfuggire: rispondere all’appello di Camillo Ruini e testimoniare la sua preziosa solidarietà al povero Papa contestato…
E anche Rutelli va all’Angelus dunque. Ci va in buona compagnia: quella di Cristina De Luca, sottosegretario alla Solidarietà sociale, di Renzo Lusetti, Nicodemo Oliverio, Francesco Saverio Garofani, Donato Mosella, Paola Binetti, Emanuela Baio, Enzo Carra e di tutta l’armata dei 44 democratici teodem ed ex popolari che hanno alzato gli scudi dopo la Caporetto della Sapienza.
I 44 gatti in fila per fede col resto di quell’euro che gli abbiamo dato alle primarie, sono «in preghiera per respingere ogni forma di intolleranza e di intimidazione come quella manifestatasi in questi ultimi giorni» contro il Papa. Dio ci scampi e liberi dai satanici contestatori, come ha giustamente denunciato Padre Livio Fanzaga ai
microfoni di Radio Maria: «È in atto una crisi di valori che attanaglia il paese e sempre più si manifesta attraverso l´azione di gruppi minoritari e che può essere contrastata pacificamente per restituire all´Italia quei principi di tolleranza, di dialogo, di rispetto delle posizioni e del pensiero di tutti».
A cosa ci hanno portato i fatti della Sapienza?
Cominciando da Ruini che al Tg1 coglie l’occasione per sottolineare «l´interpretazione molto chiusa della laicità per la quale la parola della fede non dev´essere pronunciata negli spazi pubblici» e per fare la vittima («la Chiesa non detta l´agenda ai politici»), per continuare con il ministro dell’Istruzione, Beppe Fioroni, “scandalizzato” per la “censura della libertà di parola” inflitta al Santo Padre, e per finire con il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, che addirittura ribalta la frittata sostenendo che l’episodio della Sapienza rappresenta «una grave umiliazione inferta all’istituzione universitaria e la negazione pura e semplice della sua identità», tutti i colonnelli dell’Esercito della Fede si sono fatti in quattro (o quarantaquattro) per trasformare la contestazione in vittimismo, una cocente sconfitta sul piano dialettico in una vittoria su quello mediatico, e una figura di merda in un atto di umiltà.
Caffarra è quello che ci è andato giù più pesante, usando termini come devastante effetto diseducativo sulle giovani generazioni per descrtvere questo squallido episodio.
Ben fatto.
Come sempre, ahinoi, ci avete dimostrato come duemila anni di strapotere incontrastato possano insegnare l’arte della politica, della menzogna e del raggiro più di un intero corso universitario su Machiavelli.
Poche le reazioni critiche a questa chiamata alle armi – pardon: all’Angelus. Qualcuna anche da parte cattolica, come nel caso di Gianclaudio Bressa: «Un conto è dire "no all´intolleranza", un altro trasformare l´Angelus in una manifestazione politica. Non si possono fare prove muscolari, la fede è una roba seria e i primi a tradirla sono certi cardinali che lanciano appelli». O, ancora, Marina Magistrelli: «l´errore è stato di Ruini, ha lanciato l´appello a una manifestazione politica e i politici rispondono». E Albertina Soliani: «Questo modo di fare elenchi e mettere in luce se stessi, per evidenziare chi non è compreso, è l´ultima cosa che mi aspetterei dai credenti».
Altre dal morbido fronte laicista, come nel caso di Vincenzo Vita: «Stiamo facendo passi indietro rispetto a una cultura laica. Non vedo perché accorrere a una convocazione in piazza San Pietro. Se uno va, perché è uso andare, non ha bisogno di dichiararlo. L´Angelus a San Pietro non può trasformarsi in una celebrazione mediatica».
Il fronte laicista non-morbido invece, ovvero quello rappresentato dai Radicali, ha cercato di darsi da fare con qualcosa di più concreto delle semplici parole. Ma sono stati, come sempre, censurati: volevano recarsi in San Pietro a distribuire volantini sulla presenza invadente del Papa in tv, ma la questura di Roma non gli ha dato il permesso.
Ma non dobbiamo fare di tutta l’erba un fascio. Il Pd, va ricordato, non è solo Paola Binetti. È qualcosa di più e di meglio. È anche Vittoria Franco, ed è anche Gianni Cuperlo, che insieme a Barbara Pollastrini ha raccolto cinquecento firme in una settimana per un appello alla laicità nel Partito Democratico.
Proprio alla luce della genuflessione di massa avvenuta all’ombra della chiamata all’Angelus di Ruini, e in prospettiva di un grande seminario nazionale da tenersi in febbraio. Così commenta Cuperlo: «Ritengo del tutto legittimo che individualmente ci siano esponenti del Pd che aderiscono all´appello di Ruini. Però voglio far notare che il problema oggi in Italia non è la deriva laicista o l´anticlericalismo diffuso. Il problema che anche il Pd deve affrontare è rappresentato dalla scelta della Chiesa di svolgere un ruolo sempre più attivo e invadente nella sfera politica e istituzionale. Fermo restando che non è in discussione il diritto della Chiesa né dei suoi vertici di affermare le proprie convinzioni nel dibattito pubblico».
Dal nostro piccolo osservatorio fiorentino percepiamo altri interessanti strascichi delle giornate romane. Il sindaco Domenici, per esempio, dichiara di voler aprire le porte di Palazzo Vecchio a Ratzinger. "Ben venga il papa a Firenze" titola oggi Repubblica. E mentre aspetta il Santo Padre, Domenici fa le prove generali con il cardinale Antonelli, vescovo della città granducale.
Ma la cosa maggiormente curiosa è proprio la scelta della tempistica: sembra che l’invito a Ratzinger nella città di Dante sia stato lanciato per il 2009 in occasione delle celebrazioni dell’Anniversario galileiano. Proprio quando Firenze, Pisa e Padova si apparenteranno nel comune ricordo del celebre scienziato e concittadino (di tutti e tre i comuni) con grandi manifestazioni scientifiche e culturali.
Scientifiche, culturali… e anche papali?
Nel frattempo, però, l’affaire Sapienza non rimane – e menomale! – entro le mura del Regno. Dalla Germania, per esempio, notiamo come il più importante quotidiano di Monaco, il Sueddeutsche Zeitung, denunci la vera intolleranza… contenuta nel discorso che Benedetto XVI avrebbe dovuto pronunciare alla Sapienza. Il giudizio tedesco sul papa tedesco è lapidario: «E´ insolente sul piano concettuale e sul piano storico affermare in una città in cui è stato bruciato Giordano Bruno che le lotte per la verità del passato siano state "un´appassionante competizione" tra teologia e filosofia, di cui "non si può trattare in questa sede"».
Sempre sul fronte della stampa, tornando però in Italia, troviamo altre due notizie interessanti: mentre è stato licenziato il direttore del mensile Jesus, don Vincenzo Marras, perché considerato non abbastanza nemico dei miscredenti, a Famiglia Cristiana si procede a lunghi passi verso la chiusura delle redazioni periferiche di Roma, Venezia, Bologna e Torino. I giornalisti, ovviamente, hanno già annunciato 20 giorni di sciopero.
Tutto questo, e molto di più, è il risultato della bomba improvvista scoppiata dalle mani del magnifico rettore dell’Università La Sapienza.
Complimenti, Magnifico, complimenti…
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"Mai, come da qualche tempo a questa parte, sono stato tanto infastidito dalla onnipresente figura del Papa nei telegiornali nazionali, siano essi di Stato come quelli di Mediaset o altri, e ciò ben da prima che succedesse il fattaccio romano. Durante i miei soggiorni all'estero difficilmente sono incappato in una notizia proveniente dal vaticano, e con giusta ragione, ritengo, perché raramente le comparse telegiornalistiche papali fanno notizia, né è notizia che il Papa s'affacci su piazza S. Pietro. Quindi è innegabile che il problema esista, rafforzato dalle frequenti apparizioni di Ruini & soci.
Tuttavia non sono d'accordo su quanto perpretato a Roma dalla solita minoranza rumorosa, alla quale null'altro ho riconosciuto, nella circostanza, se non l'usuale e sostanziale prepotenza che mortifica i non violenti: si, perché è violenza anche comprimere le ragioni degli altri!
E' la stessa violenza che ispirato i campi di lavoro staliniani in Siberia, la stessa di Pol Pot e di quant'altri gestiscono il potere nel dogma d'esser depositari della verità.
Se laicità significa anche 'tutela indiscriminata di tutti', come recita l'articolo, nella fattispecie s'è messa in atto solo la 'tutela indiscriminata di tutti ...quelli che la pensano esattamente come me.' e nient'altro."
Per l'adunata di piazza S. Pietro, Ruini se la poteva risparmiare.