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Gli esami non finiscono mai
Scritto da Alteredo   
mercoledì 09 luglio 2008
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Un'idea bislacca e bizzarra di Edoardo Semmola (alteredo.org@gmail.com)
Cristina Comencini: “Sono pop e mi va bene così” Stampa
Scritto da Alteredo   
mercoledì 16 gennaio 2008
Video-intervista. La regista di Bianco e Nero racconta il suo approccio al cinema e i motivi che l’hanno spinta a trattare in modo inusuale il delicato tema del razzismo



Buongiorno Cristina Comencini, regista di Bianco e Nero: un film che già nelle sue intenzioni, osa… Nel senso che parla di un tema importantissimo e delicatissimo come il razzismo, e decide di usare come registro stilistico quello della commedia. Ed è uno spazio praticamente inesplorato, un terreno vergine. Ecco: come hai esplorato questo spazio?
Innanzitutto attraverso un grande lavoro di documentazione umana.
Il tema del razzismo è invaso di bugie e di imbarazzo, come si vede nella scena della festa della bambina. Il nostro intento era raccontare questa storia tenendo il registro della commedia ma allo stesso tempo inserire, nelle pieghe di questa sceneggiatura molto scritta, tante verità che non vengono raccontate. La commedia riesce a realizzare questo intento molto meglio di qualsiasi film drammatico… che non avrei saputo come fare. Non posso che raccontare ciò che capisco, conosco e che è al mio pari: non posso raccontare personaggi di cui non condivido la sorte, che non sento vicini. Altrimenti mi sembra sempre di cadere in quelle trappole del pietismo che non mi fanno capire niente.
E poi ne sarebbe uscito fuori un discorso completamente diverso da quello che invece era nelle intenzioni…
Penso di sì… Infatti ciò che viene fuori nel film è proprio questo senso di trappola, di senso di superiorità e inferiorità, a cui la mancanza di parità porta: a sentirsi semplicemente due innamorati e non un bianco e una nera innamorati ci arriviamo solo alla fine del film.

Il registro scelto ha delle classicità al suo interno talmente evidenti che lo portano ad essere facilmente comprensibile, popolare, immediato. Questo è voluto, anche per un’esigenza di messaggio?
Io non so mai essere educativa, neanche rispetto a me stessa. Non ho mai in mente uno scopo da perseguire. Per me il cinema è un’arte popolare nel senso migliore del termine: intanto perché è condivisa, subito, perché è vista collettivamente, tra tanta gente, in sala, e può arrivare a vari livelli di comprensione ad un pubblico più vasto e variegato, a chi ha studiato e a chi no. Per me questa è la vera modernità del cinema, lo è sempre stata. Il film che viene visto da solo due spettatori è un’altra cosa… Questo non vuol dire che bisogna semplificare più di tanto, dunque bisogna trovare un equilibrio tra la semplicità di un racconto e la capacità di mettere in moto tantissimi sentimenti, complicati, ambigui, che non è detto vengano recepiti da tutti allo stesso modo. Popolare non vuol dire commerciale, ma significa che può appartenere a tanti.



Clicca e guarda l’intervista a
CRISTINA COMENCINI




Indovina chi viene a cena, pietra di paragone per eccellenza rispetto a Bianco e Nero, ha avuto qualche anno fa un remake con Bernie Mac. La curiosità sta nel fatto che le parti erano invertite: la famiglia bene è quella nera e il ragazzo spiantato che va a conoscere i suoceri a cena è bianco… Questo significa che negli Usa si è avuto un processo di integrazione tale da portare al ribaltamento del plot, mentre l’Italia fa solo adesso il suo Indovina chi viene a cena sul modello classico?
Il remake è un film molto sempliciotto che si basa su un assunto più teorico che realizzato, perché in realtà l’avvicinamento interrazziale profondo non c’è stato… Anche nei film più intensi di Spike Lee, questo appare. E questa cosa fa ridere se pensiamo che l’America è un paese pieno di neri! E la Francia pure! Infatti i due attori francesi neri del mio film mi raccontano che non li hanno mai chiamati a fare una commedia: loro hanno fatto solo o i drammi dei poveri africani, oppure i poliziotti. E siccome il racconto di un paese rivela il paese più degli articoli sui giornali, così come il non-racconto, questa assenza di commedie che trattino con leggerezza questioni di rapporti d’amore interrazziali è stata una delle molle principali che mi ha spinto su questo progetto.
E l’Italia in tutto questo cosa fa?
Intanto abbiamo fatto questo film e, siccome non se ne fanno, siamo contenti di esserci riusciti. E l’Italia… l’Italia… beh, lo vediamo in questi giorni, portando questo film nelle varie città: sentiamo i commenti più svariati. C’è molto razzismo, un razzismo becero e superficiale, ma non per questo meno invasivo e meno terribile.
Commenti (9)Add Comment
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scritto da Gianni., gennaio 16, 2008
Il cinema come grande invenzione espressiva popolare, mi sta bene, basta che poi non ci si senta obbligati dal buisness a far film populisti o facili panettoni.
Vado al cinema e cerco di raccogliere quello che mi è possibile, avendo anche la possibilità del confronto con gli altri, oppure anche in quello che io posso dare agli altri.
Per la Bestia nel cuore non ho avuto l'impressione di trovarmi davanti ad un film molto interessante, che mi abbia stimolato, vedrò con Bianco e nero se la Comencini saprà meglio comunicarmi oppure no.
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scritto da alter edo, gennaio 17, 2008
E' appunto questo il problema, Gianni. La Comencini, sulla carta, ha ragione: ma quando passa dalla "carta" alla "carta in cui scrivere la sceneggiatura", ecco che l'intento "popolare" si trasforma nella sua accezione più brutta e trita: il luogo comune.
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scritto da Gianni., gennaio 19, 2008
Ed è poi credo molto difficile fare film non comuni, non banali, non moralistici, si deve aver del gran talento, oppure avvalersi della collaborazione di tanti nella scrittura. Cosa che è stata per il nostro cinema, e lo è oggi purtroppo molto raramente, nei film di Petri, Pontecorvo, Bolognini, Monicelli, Antognoni, De Sica (padre), Moretti, Olmi, Soldini, Avati, Scola, Visconti, tanto x citarne qualcuno. Gente che anche se ha firmato i film, si avvaleva del lavoro di sceneggiatori in sintonia di vedute, o di scambi d'idee anche feroci a volte, ma costruttivi.
Oggi invece tutti nascono "imparati", geni, tutti inventano e non si ispirano, ed ecco che nascono i Garrone, gli Infascelli, I Crialese. Forse qui son troppo polemico, lo ammetto, e mi scuso con chi invece apprezza questi nuovi autori, ma a me non sanno dare una sola semplice ma chiara sensazione di espressione artistica piacevole ed interessante, che x esempio ha saputo darmi invece un regista-cantante molto più cantante in un film, e cioè Ligabue con Radio freccia. Ma perchè ? Forse, e non è SOLO una questione di gusti, perchè Ligabue si è avvalso di un aiuto, ha forse saputo e voluto costruire un film leggendo e ammirando i modelli narrativi già sperimentati con successo da grandi registi, io questo nel suo film ce l'ho visto, mentre negli altri no.
Poi ci sono i Pieraccioni che pur non divertendomi particolarmente, ( con buona pace del Dottor Stranamore al-alla quale sarò contento di offrire un laico e disinteressato invito a cena x farmi perdonare ),....smilies/smiley.gif almneno non sperimentano se non ne son capaci, ma si ispirano a dei modelli almneno funzionali in fatto di cine-panettone, e che producono film come Il Ciclone più onesti di un pedante Primo Amore.
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scritto da alter edo, gennaio 20, 2008
Hai ragione, Gianni. Si parla spesso di "vecchia scuola" o di "scuola di..." qualcuno. La parola "scuola" si è un po' persa... anche perché nessuno studia più... Tutti vogliono nascere "imparati"
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scritto da Gianni., gennaio 20, 2008
Io se dovessi realizzare un film, anche se avessi idee nel come realizzarlo e sul cosa fare, non lo farei mai senza l'aiuto corale di chi sà scrivere meglio di me. E la stessa cosa vale per la fotografia, la scenografia, il montaggio, la regia, i grandi registi si sono prima affidati ed hanno rubato con l'occhio sul campo a chi facevano da aiuti o secondi, e poi dopo aver acquisito l'arte, l'hanno fatta propria. Ma anche dopo questo passaggio, c'è sempre un lavoro di squadra, in idee condivise, in altre no ma in cui ci si lavora sopra, per cercare di capire dove si può migliorare per realizzare un film non stupido, banale, scontato. Perchè sennò è meglio non fare nulla, una buona idea se però poi non è ben sviluppata, non produce nulla di bello. Al contrario, un idea anche un pò banale o scontata, ma ben studiata con arte ed originalità, può dare paraddossalmente un bel film.
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scritto da alter edo, gennaio 20, 2008
Infatti: di Orson Wellese ne nasce uno al secolo... E purtroppo non sembra possano nascere qui da noi, in Italia. Gli altri, dovrebbero invece smetterla di sentirsi "tali"...
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scritto da Gianni., gennaio 20, 2008
Forse da noi ne sono nati solo 2 di "Orson Welles", per dire che ci sono stati2 registi che siano riusciti a convincere del loro talento, e dire sempre l'ultima parola nell'opera con la loro particolare forma espressiva: Antonioni e Fellini.
Nel senso che pure anche loro si sono avvalsi della collaborazione degli altri x fare i loro film, mi danno l'impressione, come per Kubrick, che un loro film poteva essere SOLO il loro alla fine, doveva ed è venuta fuori principalmente la loro capacità di creare una forma espressiva tangibile quanto particolare.
Ma sono esempi rari nell'arte, ed anche per loro vale, a mio avviso la formula:
"L'arte non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentarle con novità." Ugo Foscolo .
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scritto da alter edo, gennaio 20, 2008
con "gli" Orson Welles intendevo dire non solo "registi" ma autori talmente a tutto tondo e completi da poter "fare a meno" di altre professionalità... perché capaci di incarnarle tutte al meglio. E in questo senso, neanche Fellini o Antonioni lo sono stati...
ciao
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scritto da Gianni., gennaio 20, 2008
Si, hai probabilmente ragione, anche se il fatto di essere artisti a tutto tondo, persone in grado di fare quasi tutto da sole, o anche di creare un qualcosa di nuovo, non significa necessariamente che siano in grado di essere più innovative, o interessanti o attraenti che ti facciano più innamorare del bello.
A me film come L'Avventura o I Vitelloni, Zabriskie Point o Le notti di Cabiria, hanno saputo regalarmi emozioni più forti che Quarto potere, pur considerandolo uno tra i film più importanti mai girati, ed è solo ovviamente una questione di diverse sensibilità.
Ciao, mi assento una settimana, ma non vi abbandono.
Gianni.
p.s. se ci sarà occasione di incontri per conoscerci meglio, ecco il mio numero: 3291661236, ciao smilies/smiley.gif
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