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Scritto da Alteredo
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mercoledì 19 dicembre 2007 |
…sono dure a morire (e infatti risorgono dall’inconscio)
«Sono contento che sia andata così, perché l´istituzione del registro sulle unioni di fatto a Roma, come altrove, sarebbe stata una autentica forzatura». Non nasconde la propria soddisfazione l´arcivescovo Elio Sgreccia, presidente della Pontificia accademia per la vita, tra i più stretti collaboratori di Benedetto XVI in materia di bioetica e di politiche familiari.
Che sorta di pericoli per la famiglia potevano celarsi dietro un voto favorevole al registro sulle coppie di fatto?
«Più che di pericoli, parlerei di forzature che si sarebbero potuto operare attraverso la legalizzazione delle unioni di fatto con un voto amministrativo. Specialmente per una città come Roma, dove un sì ai registri avrebbe dato una inevitabile spallata alla famiglia tradizionale contro la maggioranza degli italiani e il buon senso di milioni e milioni di concittadini».
Ma come vanno aiutate, ad esempio, le coppie omosessuali se viene loro negato un mezzo istituzionale come i registri comunali che pianifichino diritti e doveri?
«Le coppie di fatto vanno aiutate a superare le loro momentanee difficoltà per accompagnarle al matrimonio. Chi ha particolari tendenze sessuali, come gli omosessuali, non va discriminato, ma aiutato con interventi di tipo psicologico e con terapie adeguate. Sempre nella discrezionalità e nell´accoglienza, e soprattutto senza battaglie ideologiche, perché i primi a pagarne le conseguenze sono i diretti interessati».
(tratto da un’intervista di Orazio La Rocca a Elio Sgreccia pubblicata su Repubblica di martedì 18 dicembre 2007, a pagina 12)
Segue immagine tratta dal database del cervello positronico dell´arcivescovo Elio Sgreccia alla voce terapie adeguate:
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Ecco ora la "cura" è adeguata